Curcio: «La 'ndrangheta è diventata un'industria del crimine globale»
- Redazione
- 19 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Il procuratore della Dda di Catanzaro interviene al Festival Trame: «Non abbiamo ancora la reale percezione della sua forza economica e della sua diffusione internazionale»

La 'ndrangheta non è più quella degli anni Settanta. Oggi è un'organizzazione criminale globale, capace di muovere enormi capitali e di operare stabilmente ben oltre i confini nazionali. È l'allarme lanciato dal procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio, intervenuto a Lamezia Terme durante la presentazione del libro "Nome in codice Sandro" di Pietro Comito, nell'ambito della rassegna "Trame – Festival dei libri sulle mafie".
«Non abbiamo la reale contezza del fenomeno 'ndranghetistico», ha affermato Curcio. «Non conosciamo fino in fondo né la sua diffusione né l'enormità delle ricchezze che riesce ad accumulare. La 'ndrangheta è diventata una vera industria del crimine».
Nel suo intervento, il magistrato ha evidenziato come la dimensione transnazionale delle organizzazioni criminali abbia rivoluzionato anche il lavoro degli investigatori. Un cambiamento che trova riscontro nella Convenzione di Palermo del 2000, successivamente ratificata dall'Italia, nata proprio dalla necessità di contrastare fenomeni criminali ormai radicati su scala mondiale.
«Oggi non esiste un'indagine seria sulla 'ndrangheta che non richieda la collaborazione con autorità giudiziarie e forze di polizia di altri Paesi», ha spiegato Curcio, sottolineando come la Procura antimafia di Catanzaro sia impegnata in numerose Joint Investigation Teams (Jit), gruppi investigativi congiunti che coinvolgono partner internazionali in diversi continenti.
Secondo il procuratore, la presenza della criminalità organizzata non può più essere limitata alle sole mafie italiane. «Nel nostro Paese operano stabilmente anche altre organizzazioni criminali strutturate, molto simili alle mafie tradizionali. Pensiamo alle mafie albanesi, ma anche ad altri gruppi provenienti da diverse aree del mondo che hanno ormai una presenza consolidata in Italia».
Curcio ha poi richiamato uno studio pubblicato da Eurispes nel 2008, che stimava in circa 44 miliardi di euro i ricavi della 'ndrangheta nel 2007. Una cifra che, ha ricordato, equivaleva all'epoca alla somma del prodotto interno lordo di Paesi come Estonia e Lituania.
Un passaggio significativo dell'intervento è stato dedicato al traffico di cocaina e alla necessità di affrontare il fenomeno non soltanto dal lato dell'offerta, ma anche da quello della domanda.
«Siamo abituati a concentrarci su chi vende la droga, ma dovremmo guardare con maggiore attenzione anche a chi la compra», ha osservato il procuratore. «In Italia la domanda di cocaina resta altissima e, finché continuerà a crescere, crescerà inevitabilmente anche l'offerta. È una semplice legge di mercato. Per contrastare davvero il fenomeno bisogna lavorare anche sul fronte della prevenzione e della riduzione della domanda».
Le parole del procuratore Curcio hanno offerto una riflessione sul cambiamento delle organizzazioni mafiose negli ultimi decenni e sulle nuove sfide che magistratura e forze dell'ordine sono chiamate ad affrontare in un contesto sempre più internazionale e complesso.









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