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Sanità territoriale, la Regione Calabria punta sulle Case di comunità: «Saranno il riferimento per i cittadini»

  • Redazione
  • 1 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Al convegno della Cisl a Catanzaro il punto sull'attuazione del Pnrr. Esposito: «Non semplici poliambulatori, ma strutture per una presa in carico completa del paziente»

Le Case di comunità rappresenteranno il fulcro della nuova sanità territoriale calabrese, superando il tradizionale modello dei poliambulatori per diventare il principale punto di riferimento dei cittadini. È il messaggio emerso dal convegno dedicato alla sanità territoriale, promosso dalla Cisl a Catanzaro, nel corso del quale istituzioni regionali e dirigenti delle Aziende sanitarie hanno fatto il punto sullo stato di avanzamento degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

«Le Case di comunità non saranno più semplici poliambulatori, ma il punto di riferimento del territorio, dove il cittadino troverà accoglienza e una presa in carico complessiva del proprio fabbisogno sanitario», ha dichiarato il direttore generale del Dipartimento Salute della Regione Calabria, Ernesto Esposito.

Esposito ha inoltre evidenziato che la Regione ha rispettato tutte le scadenze fissate dal Pnrr e ha già sottoscritto l'accordo con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta per favorire il loro coinvolgimento all'interno delle nuove strutture territoriali.

Sullo stato di attuazione dei progetti è intervenuto anche il commissario straordinario dell'Asp di Catanzaro, Antonio Battistini, che ha confermato l'adozione di tutte le delibere previste. «Stiamo definendo la roadmap per rendere pienamente operative le strutture, coinvolgendo medici di famiglia, specialisti e realtà del terzo settore, con l'obiettivo di rafforzare la medicina di prossimità e riservare i Pronto soccorso esclusivamente ai casi di emergenza», ha spiegato.

Per il commissario straordinario dell'Asp di Vibo Valentia, Angelo Vittorio Sestito, il percorso è già in fase avanzata. «Le cinque Case di comunità previste sono già operative e presto diventeranno sei. Non devono essere considerate strutture di serie B, ma luoghi nei quali il cittadino trova una presa in carico completa grazie al lavoro multidisciplinare e alla piena integrazione con l'ospedale», ha affermato.

A chiudere gli interventi è stato il direttore generale dell'Asp di Crotone, Antonio Graziano, che ha indicato prevenzione, prossimità e innovazione come i cardini del nuovo modello organizzativo. «Le Case di comunità, insieme alla telemedicina, consentiranno di spostare le informazioni e non i pazienti, mettendo realmente al centro la persona e garantendo continuità assistenziale lungo tutto il percorso di cura», ha concluso.

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