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Alzheimer, il Tribunale di Castrovillari condanna una Rsa: restituiti quasi 50 mila euro agli eredi

Redazione
22 giu
Tempo di lettura: 2 min

Dichiarato nullo il contratto di ospitalità sottoscritto dai familiari di una paziente affetta da Alzheimer. La sentenza rafforza l'orientamento sulla copertura pubblica delle prestazioni sociosanitarie ad alta integrazione.

Una sentenza destinata a fare giurisprudenza e ad avere possibili ripercussioni su numerose famiglie alle prese con i costi dell'assistenza ai malati di Alzheimer. Il Tribunale di Castrovillari ha condannato una Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) a restituire quasi 50 mila euro agli eredi di una paziente affetta da Alzheimer, dichiarando nullo il contratto di ospitalità sottoscritto al momento dell'ingresso nella struttura.

La vicenda riguarda una donna ricoverata nel 2019. Sebbene la presa in carico da parte dell'Azienda sanitaria provinciale fosse avvenuta solo in una fase successiva, il giudice ha ritenuto che le condizioni cliniche della paziente richiedessero fin dall'inizio prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria, già comprese nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

Secondo l'analisi del network legale Consulcesi & Partners, la decisione introduce un principio particolarmente rilevante: il semplice contratto privatistico firmato dai familiari non sarebbe sufficiente a giustificare l'addebito delle rette quando il paziente necessita, sin dall'origine, di cure integrate che rientrano nella sfera di competenza del servizio sanitario pubblico.

Tre i punti chiave evidenziati dagli esperti. Il primo riguarda l'inscindibilità tra assistenza e cura nei casi caratterizzati da elevata complessità sanitaria. Il secondo concerne la nullità del contratto di ospitalità come strumento per trasferire i costi alle famiglie. Il terzo riconosce la possibilità di ricondurre gli oneri economici al sistema sanitario pubblico, prevedendo che l'azienda sanitaria tenga indenne la struttura dalle somme eventualmente da restituire.

La pronuncia si inserisce in un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato. Negli ultimi anni, infatti, la Corte di Cassazione ha progressivamente rafforzato il principio secondo cui, nei casi di Alzheimer e demenze gravi, le prestazioni sanitarie e assistenziali risultano spesso inscindibili, rendendo quindi possibile la copertura pubblica dei relativi costi.

"La novità della decisione di Castrovillari – osserva Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners – è che non si limita a individuare il soggetto tenuto al pagamento, ma mette in discussione la validità stessa dei contratti attraverso i quali, in molti casi, i costi vengono trasferiti ai familiari. Un passaggio destinato ad avere effetti su numerose situazioni analoghe".

Il tema assume un rilievo crescente anche alla luce dei dati demografici. Secondo il rapporto Alzheimer Europe 2025, in Italia vivono oltre 1,43 milioni di persone affette da demenza, un numero che potrebbe superare i 2,2 milioni entro il 2050. Con rette che in molte strutture possono superare i 2.000-3.000 euro al mese, il consolidamento di questo orientamento giurisprudenziale potrebbe incidere in modo significativo sulle condizioni economiche di migliaia di famiglie e caregiver, trasformando una questione finora considerata specialistica in un tema di rilevanza sociale sempre più ampia.

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