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Confisca da 22 milioni annullata, la Cassazione riapre il caso dell'imprenditore Giuseppe Borrelli

Redazione
18 giu
Tempo di lettura: 2 min

La Suprema Corte accoglie il ricorso della difesa e rinvia gli atti alla Corte d'Appello di Catanzaro per un nuovo esame della vicenda

La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato nell'interesse dell'imprenditore Giuseppe Borrelli, originario di Altomonte, annullando con rinvio il decreto che aveva confermato la confisca di beni per circa 22 milioni di euro e l'applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per cinque anni.

La decisione della Suprema Corte riguarda il provvedimento emesso dalla Corte d'Appello di Catanzaro che, a sua volta, aveva confermato integralmente quanto disposto nel 2022 dal Tribunale di Catanzaro - Sezione misure di prevenzione.

Con l'annullamento, la Cassazione ha disposto la trasmissione degli atti alla stessa Corte d'Appello di Catanzaro, che dovrà riesaminare il procedimento in diversa composizione, attenendosi ai principi di diritto indicati dalla Suprema Corte.

L'inchiesta aveva preso avvio da un'operazione congiunta della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, al termine della quale erano stati sequestrati beni per un valore complessivo stimato in circa 22 milioni di euro. Nel patrimonio sottoposto a sequestro rientravano anche undici società con sedi operative tra Roma e la Calabria, ritenute riconducibili all'imprenditore.

Successivamente il Tribunale di Catanzaro aveva disposto la confisca definitiva dei beni e applicato nei confronti di Borrelli la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di cinque anni. Una decisione poi confermata in secondo grado dalla Corte d'Appello.

Contro tale pronuncia gli avvocati Francesco Iacopino e Guido Siciliano hanno presentato ricorso per Cassazione, contestando le valutazioni poste alla base dell'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali e personali.

Secondo quanto evidenziato dai legali in una nota, la decisione della Suprema Corte rimette ora in discussione uno degli aspetti centrali dell'intera vicenda giudiziaria.

«Con l'annullamento disposto dalla Corte di Cassazione – spiegano i difensori – viene rimesso in discussione il presupposto stesso dell'attribuzione all'imprenditore di una posizione di contiguità ad ambienti criminali. Sarà dunque la Corte d'Appello di Catanzaro, in diversa composizione, a procedere a una nuova valutazione della vicenda alla luce dei principi di diritto richiamati dalla Suprema Corte e invocati dalla difesa».

La vicenda torna quindi all'esame dei giudici di secondo grado, chiamati a rivalutare gli elementi posti a fondamento della confisca e della misura di prevenzione personale, in un procedimento che potrebbe incidere in maniera significativa sull'esito finale del caso.

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