Giustizia, udienza rinviata al 2030 a Catanzaro. Talerico: «È la resa dello Stato»
L'avvocato e componente del Consiglio nazionale forense denuncia il caso di una causa civile iniziata nel 2013: «Così si allungano i tempi invece di ridurli»

Una causa civile avviata nel 2013 tornerà in aula soltanto il 6 marzo 2030. È quanto stabilisce un provvedimento della Corte d'Appello di Catanzaro, reso noto dall'avvocato Antonello Talerico, componente del Consiglio nazionale forense per il distretto della Corte d'Appello di Catanzaro, che denuncia l'ennesimo caso di lungaggini della giustizia civile.
Secondo il legale, il rinvio rappresenta un esempio emblematico delle difficoltà del sistema giudiziario.
«Un cittadino che ha proposto appello dovrà attendere fino al 2030 per la prossima udienza e, con ogni probabilità, neppure in quella data la causa sarà definita, perché nel frattempo cambieranno il giudice relatore e il collegio, rendendo necessario un ulteriore rinvio di alcuni anni», afferma Talerico.
Il provvedimento, spiega il componente del Cnf, non sarebbe frutto di una scelta discrezionale del magistrato, ma dell'applicazione delle disposizioni previste dal piano straordinario di smaltimento dell'arretrato introdotto dalla legge n. 148 del 2025.
La sezione della Corte, infatti, è chiamata a concentrare le proprie risorse, fino al 30 giugno 2026, sulle cause iscritte dal 2018 e ancora pendenti al 31 dicembre 2022, nell'ambito degli obiettivi fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per ridurre la durata dei processi civili.
Per Talerico, però, il risultato è paradossale.
«Una normativa nata per accelerare la giustizia, applicata a questa vicenda, produce l'effetto opposto. Lo stesso decreto prevede coperture finanziarie fino al 2035, segno che lo Stato è consapevole che il problema non sarà risolto in tempi brevi», sostiene.
L'avvocato respinge l'idea che il rinvio sia attribuibile ai magistrati.
«Il provvedimento della Corte d'Appello di Catanzaro non è un atto di pigrizia, ma la conseguenza di un sistema che da anni soffre per la carenza di risorse. La responsabilità è di uno Stato che non ha investito adeguatamente nella giustizia, lasciando crescere l'arretrato e scaricandone oggi il peso su cittadini, avvocati e magistrati».
Infine, Talerico rilancia la necessità di interventi strutturali.
«Non servono slogan o nuove riforme di facciata. Servono magistrati, personale amministrativo, investimenti e un'organizzazione capace di garantire ai cittadini una giustizia in tempi ragionevoli», conclude.









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