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Incendio al caseificio dei fratelli Praticò, arrestato un 54enne: contestata l'aggravante mafiosa

Redazione
19 giu
Tempo di lettura: 2 min

In carcere un 54enne, ritenuto dagli inquirenti l'autore del rogo che colpì l'azienda aderente all'associazione antiracket "Reggio Libera Reggio"

La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha ottenuto l'arresto di D. R., 54 anni, indagato per l'incendio che nella notte del 7 ottobre 2025 colpì un mezzo del caseificio "Delizie della Natura", attività riconducibile agli imprenditori Demetrio e Pasquale Praticò, aderenti all'associazione antiracket "Reggio Libera Reggio".

Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato disposto dal Gip Giuseppe Saverio Santagati su richiesta del procuratore della Repubblica Giuseppe Borrelli e dei sostituti procuratori della Dda Sara Amerio e Marco Antonio De Pasquale. All'indagato viene contestata anche l'aggravante del metodo mafioso.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Rosmini avrebbe incendiato un furgone Peugeot Boxer dell'azienda parcheggiato in via Fra' Gesualdo Melacrinò, nel centro storico di Reggio Calabria. Le fiamme si sarebbero successivamente propagate ad altri veicoli, una Fiat 500 e un Renault Master, oltre a danneggiare il portone e la facciata di un edificio adiacente, mettendo a rischio anche la sicurezza dei residenti della zona.

L'identificazione dell'uomo sarebbe stata resa possibile grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza acquisiti dagli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria. I filmati avrebbero ripreso una persona arrivare sul posto in bicicletta, versare liquido infiammabile sul mezzo e allontanarsi subito dopo l'innesco dell'incendio.

Le successive attività investigative avrebbero consentito di collegare il percorso effettuato dall'autore del gesto fino all'area dell'abitazione dell'indagato, oltre a individuare una bicicletta ritenuta compatibile con quella immortalata dalle telecamere.

Rosmini, noto con il soprannome di "Dieguccio ricarica", non risulta destinatario di condanne definitive per associazione mafiosa. Tuttavia, secondo gli atti dell'inchiesta e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, sarebbe considerato una figura di rilievo all'interno dell'omonima cosca. Circostanza che ha portato la Dda a contestargli l'aggravante mafiosa.

Nell'ordinanza cautelare il Gip evidenzia la presenza di gravi indizi di colpevolezza e sottolinea come l'episodio presenti una chiara valenza intimidatoria. Pur non essendo stato ancora definito con precisione il movente dell'azione, secondo il giudice l'incendio avrebbe avuto il significato di un avvertimento riconducibile alle dinamiche della criminalità organizzata.

Per gli inquirenti, infatti, il gesto sarebbe stato percepibile come un'intimidazione non solo nei confronti dei titolari dell'azienda, ma anche dell'intero contesto territoriale, assumendo una valenza simbolica nei confronti di imprenditori impegnati nel contrasto al racket delle estorsioni.

Come previsto dalla legge, la posizione dell'indagato dovrà essere valutata nel corso delle successive fasi processuali e la responsabilità penale potrà essere accertata soltanto con una sentenza definitiva.

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