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Odio e discriminazione, il web si conferma il principale terreno di diffusione: il 71,6% dei casi nasce online

Redazione
20 giu
Tempo di lettura: 2 min

Odio online, oltre sette casi su dieci nascono sul web: la Calabria tra discriminazioni sommerse e scarsa propensione alla denuncia.

I discorsi d'odio corrono sempre più veloce sul web. È quanto emerge dalla ricerca "Mapping Hate and Discrimination in Italy: Structural Invisibility, Multi-Source Monitoring and the Calabrian Case Study", che fotografa un fenomeno in continua evoluzione e sempre più radicato negli ambienti digitali.

Secondo lo studio, il 71,6% degli episodi di hate speech rilevati si manifesta online, tra social network, piattaforme digitali e spazi mediatici virtuali. Il restante 28,4% si verifica invece in contesti fisici, come scuole, luoghi di lavoro e spazi pubblici.

I dati confermano una tendenza ormai consolidata: il web rappresenta oggi uno degli ambienti più esposti alla diffusione di linguaggi discriminatori, spesso amplificati dalla rapidità della comunicazione digitale e dall'ampia platea raggiungibile attraverso le piattaforme online.

Nel corso del 2024 il sistema Unar, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ha registrato complessivamente 17.640 segnalazioni. Di queste, ben il 93,7% è emerso attraverso attività di monitoraggio del web e dei media, evidenziando come la maggior parte dei contenuti discriminatori venga intercettata proprio negli spazi digitali.

La ricerca, curata dalla professoressa Giovanna Vingelli, docente dell'Università della Calabria e direttrice del Centro Women's Studies Unical, dedica inoltre un approfondimento specifico alla realtà calabrese.

La Calabria viene infatti definita un caso di "invisibilità strutturale". Non perché discriminazioni, violenze e fenomeni di esclusione siano meno presenti rispetto ad altre aree del Paese, ma perché risultano meno denunciate, meno monitorate e più difficili da individuare.

Secondo l'analisi, questa situazione sarebbe legata a diversi fattori, tra cui la sfiducia nelle istituzioni, la normalizzazione di alcune forme di discriminazione, la fragilità delle reti di supporto e una minore propensione alla denuncia da parte delle vittime.

Lo studio è stato presentato all'Università della Calabria, a Rende, nel corso di un incontro pubblico organizzato nell'ambito del progetto europeo "Mobilize Youth Tackling Hate in Calabria", finanziato dall'Unione Europea e coordinato dalla Fondazione L'Albero della Vita, in collaborazione con Dataninja e il Centro Calabrese di Solidarietà ETS.

L'obiettivo del progetto è promuovere strumenti di monitoraggio, prevenzione e contrasto ai fenomeni di odio e discriminazione, coinvolgendo in particolare le nuove generazioni nella costruzione di una cultura più inclusiva e consapevole.

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